Guardo l’ottima intervista di Roberto Riccardi di mmamania.it a Renato “Babalu” Sobral, una leggenda delle MMA, e rimango stupito dalla spontaneità con cui Babalu scommette senza incertezze su un roseo futuro per le MMA italiane entro 5 anni. “Dovrei portarmi Babalu a qualche riunione strategica di palinsesto di qualche tv italiana dove la pensano in modo decisamente diverso” penso a caldo sorridendo. Poi ci rifletto un po’ su e mi rendo conto di pensarla esattamente come “Babalu”. Cinque, al massimo dieci anni per essere prudenti, e le MMA saranno uno degli sport più popolari in questo paese. “Abbiamo il sangue caldo” ha detto Babalu, “è vero, siamo latini ma ogni tanto ce lo dimentichiamo” aggiungo io.
Quello che ha visto Babalu, da spettatore al Milano in The Cage e come allenatore nei numerosi stage italiani di questi giorni, è una generazione di giovani fighter che hanno rabbia in corpo e passione da vendere. Proprio come in Brasile. Certo, storia e tradizione sono diverse – su questo non si discute – ma siamo ad una svolta, siamo nella fase di rinnovo generazionale delle mixed martial arts italiane e stiamo entrando nella fase più importante: questo è evidente. Questo è quello che ho visto, non con i miei occhi ma attraverso gli occhi dei guerrieri che ho intervistato a SLAM FC 5 a Firenze e MILANO IN THE CAGE 3 a Milano la scorsa settimana.
Facciamo un passo indietro. I nostri connazionali pionieri di questo sport li conosciamo tutti e meritano grande rispetto: hanno dato tanto senza ricevere molto in cambio. Alcuni di loro ora sono osannati e credo che i primi a stupirsene siano i diretti interessati. Fino al 2008, nell’epoca pre Facebook, i vari Verginelli, Sakara, Binda, Serati, Minonzio, Musardo, Borgomeo, Santi e via dicendo erano roba da nicchia della nicchia: da blog di settore nel migliore dei casi o da vero e proprio passaparola. Per non parlare dei tanti nomi e volti anonimi che hanno solo assaggiato la durezza di questa disciplina senza nemmeno aver mai beneficiato di un minimo di popolarità. Quattro gatti o poco più. Io stesso, pur seguendo UFC dal ’94 ed avendo vissuto l’epopea del Pride con attenzione, ammetto di aver sempre guardato agli atleti italiani con una certa pigrizia: non per sfiducia ma perché li ho sempre visti come persone che avevano deciso di sfidare il mondo. Da soli. Soli con la loro rabbia e la loro voglia di rivalsa. Lodevole ma insufficiente per poter divulgare uno sport.
I pionieri delle MMA italiane sono persone che hanno dovuto lottare anche solo per apprendere le tecniche di allenamento adeguate. Hanno dovuto mettersi in gioco e viaggiare. Ora molti di loro si sono messi a disposizione di atleti più giovani per insegnargli quanto hanno appresso nei loro pellegrinaggi marziali. Talvolta è stata la sola esperienza diretta a forgiarli, tanto nella vittoria quanto nella sconfitta. E per questo meritano grande rispetto. Ma ora stiamo entrando in una nuova fase.
Concedetemi un piccolo momento amarcord personale. Nel ’94 vidi il mio primo evento UFC su una vhs comprata a peso d’oro. Si trattava di UFC 2. Immediatamente la voglia di entrare in una gabbia e combattere, nonostante le mie risibili conoscenze marziali, si fece sentire molto forte. Fortunatamente per me abbandonai subito l’idea. Non avevo niente in comune con quei personaggi enormi e dall’aspetto pericoloso. Io ero un normale 22 enne che era meglio a correre ed a mettere dischi piuttosto che combattere. Non avevo nulla ma proprio nulla dei Severn, dei Frye, degli Abbott, dei Shamrock. Ovviamente fu Royce Gracie ad affascinarmi. Come da programma. L’uomo normale, addirittura quasi gracile, rispetto a molti dei suoi avversari. Ma dove imparare? E da dove iniziare? Troppo difficile. La passione è rimasta latente e quando ho iniziato ad allenarmi è stato comunque troppo tardi per sviluppare qualunque velleità agonistica. Non credo comunque avrei combinato nulla di buono iniziando prima. Meglio che le cose siano andate così.
Torniamo al presente. Ora invece un 22enne ha senza dubbio qualche possibilità in più. Gli allenatori, quelli bravi e seri, iniziano ad esserci in giro per il paese. Non sono tantissimi ma esistono un numero sufficiente di team capaci di formare dei discreti agonisti. In primis si tratta di agonisti veterani che insieme a nuovi coach, molto dedicati e coscienziosi, stanno studiando le MMA nel suo complesso al fine di formare atleti sempre più completi. E devo dire che il complesso di inferiorità verso l’estero per una volta sta dando i suoi frutti: nelle palestre si lavora sempre più duramente e sempre con maggiore serietà nel timore di essere i cugini poveri del mondo delle MMA. Spinti dalla paura di fare male stiamo facendo sempre meglio. C’è ancora tanto lavoro da fare per ampliare e migliorare le strutture, il livello tecnico di allenamento e sparring, ma perlomeno la strada giusta è stata intrapresa. Inoltre c’è da sottolineare che esiste una generazione di giovani atleti immigrati dai paesi dell’Est Europa e dal Nord Africa che si sono trasferiti in Italia con le famiglie nell’infanzia e nell’adolescenza che oggi stanno dando un serio ed importante contributo alla scena italiana. L’Italia multi etnica del futuro passa decisamente dalle Mixed Martial Arts e questo credo sia un aspetto anche umanamente fondamentale per uno sport che nel nostro paese potrebbe trovare la sua massima esplosione proprio nel momento di massima necessità di rinnovamento culturale, politico, generazionale e sociale. Pensiamo anche a questo aspetto: non è da trascurare.
La settimana scorsa lavorando a SLAM FC 5 a MILANO IN THE CAGE 3 mi sono reso conto di quanto siano cresciute le MMA italiane anche solo rispetto ad un anno fa. Ed un anno fa erano cresciute tantissimo rispetto all’anno precedente: questo è stupefacente! Da vanesio quale sono mi piace pensare che tutto il movimento generato via web e con UFC su Sky abbia spinto, anche solo in minima parte, verso i corsi di MMA tanti giovani che altrimenti sarebbero confluiti in altri sport, magari da combattimento, ma comunque non nelle MMA. La realtà dei fatti è che comunque io, come tanti altri, ci siamo ritrovati tutti insieme, per caso o per magia, nello stesso identico momento con la voglia di dedicare tempo ed energie a questo meraviglioso sport. Poco importa se l’occasione di avere un evento UFC in Italia è ormai svanita e non se ne parlerà per minimo altri tre anni, poco importa se si ricevono critiche da tutte le parti e le tv ed i media si rivelano quanto mai miopi: noi esistiamo ed andiamo avanti, convinti che la storia ci darà ragione. Per prenderci le nostre rivincite ci sarà tempo.
In queste settimane sto parlando con alcuni dei maggiori promoter italiani, con alcuni dei migliori atleti e con altri addetti ai lavori a vario titolo per fare un grande lavoro di squadra a livello nazionale perché…uniti si vince!
Siamo all’alba di una nuova fase di cambiamento e sviluppo per il nostro sport: crediamoci tutti insieme. Grazie.








