Intervista a Chicken Lips: pollo vecchio fa buona musica!

Chicken Lips sono uno dei pochi nomi inglesi veramente interessanti ad uscire dalla stantia scena house. In un momento in cui l’industria britannica dei club è in grave difficoltà coni i club, le etichette e le riviste di settore che cadono come mosche, ci sono produttori che proseguono sulla loro strada, rimanendo fedeli allo spirito underground della musica dance inglobando le più diverse influenze nel cuore del loro suono: dal dub all’electro e tanto funk  con un’energia unica. Chicken Lips non sono certo dei pivellini, ne hanno viste di tutti i colori da veterani della scena dance quali sono. Andrew Meecham e Dean Meredith hanno assaggiato la popolarità sul larga scala, soprattutto in Inghilterra e Stati Uniti, sotto il nome Bizzarre inc.(di cui ha fatto parte anche Mark Archer di Altern 8) con cui nel ’91 emersero con la seminale “Playing With Knives”, capace di mescolare le influenze da rave dei suoni acid e techno con l’house più morbida e adatta all’airplay radiofonico. Prontamente inglobati nel mondo major piazzarono altri due singoli nelle top ten inglesi (“Such A Feeling” “I’m Gonna Get Ya”) e riuscirono nell’impresa di entrare anche nelle chart americane. Quando ormai il successo era nelle loro mani, con apparizioni in show televisivi per teenager come Top of The Pops e tour mondiali, si accorsero che lo spirito originale del loro progetto era irrimediabilmente andato perduto. Ecco quindi l’improvviso abbandono del mainstream, per una salvezza artistica (e forse personale) e la decisione di tornare nell’underground dei club. Nel periodo Big Beat della seconda metà degli anni ’90 entrambi sono attivi con una manciata di singoli sulla indie label Athletico (Andy come Sir Drew e Dean come parte di Psychedelia Smith).La catarsi e il riscatto arrivano lentamente, con diversi 12” e remix per altri artisti e attraverso due album sotto il nome Chicken Lips per l’indie label Kingsize (“Echoman”, “Extended Play”) in grado di anticipare molti trend. Nel frattempo l’instancabile Andy incide anche svariati singoli e due album solisti (“She Woman Cat Type Thang” e “Feet First”) come Sir Drew, vero e proprio side project parallelo (e molto simile) a Chicken Lips. Ai giorni nostri compilano e mixano due dj set di valore (BodyMusic per NRK e Dj-Kicks per !K7) e sono in procinto di pubblicare il loro terzo album solista previsto per i primi mesi del 2004. Con queste premesse ci sembrava d’obbligo raggiungere telefonicamente Andy nella sua abitazione/studio di Stafford…
Parlando dei vecchi tempi. Cos’é successo nel quasi decennio trascorso tra Bizzarre inc. e Chicken Lips?
Bizarre inc. era un progetto nato per fare musica dance sotterranea ma poi abbiamo firmato per una major e loro hanno rovinato tutto. Volevano farci diventare troppo commerciali così abbiamo rotto con l’etichetta e siamo dovuti ripartire dall’inizio fondando una piccola etichetta con la quale abbiamo fatto un album e tre dodici pollici. Abbiamo sempre continuato a produrre musica nel periodo trascorso tra Bizzarre inc. e Sir Drew/Chicken Lips ma non molta é stata pubblicata.
Con Bizzarre inc. eravate quasi delle pop star, poi siete tornati nell’underground…
“(ride) Sì, forse per un paio d’anni lo siamo stati…”
Come Bizzarre inc. eravate in un periodo musicalmente molto particolare. Pensi che la rave culture di quel periodo abbia influenzato il modo di comporre tracce degli anni successivi?
“Come Bizzarre inc. abbiamo suonato ad un sacco di rave. Alla fine degli ’80 e nei primi ‘90 i rave acid e techno e le feste libere a tutti sono stati importanti per lo sviluppo di un nuovo genere e di una cultura del divertimento di massa. E’ stato un bel periodo rinfrescante, comunque non saprei risponderti precisamente: é una domanda insolita.”
Veniamo ai giorni nostri: come avete impostato il vostro Dj Kicks per !K7?
“Volevamo farlo diverso da tutti i precedenti e non seguire quanto già stabilito dagli altri album della serie. E’ progettato in modo da illustrare al nostro pubblico cosa ci ha ispirato davvero a fare quello che facciamo oggi, sia dal punto di vista della produzione che dei testi. Volevamo far consocere a tutti quello che ascoltiamo quando siamo a casa…”
Infatti recentemente è stato pubblicato un altro album mixato da voi intitolato “Body Music”, più orientato al  ballo…
“La differenza principale è che “Body Music” è stato mixato e compilato esclusivamente da Dean mentre Dj Kicks l’abbiamo fatto tutti insieme: ecco perché è così diverso.”
Un buon dj set si basa sulla tecnica o  sulla selezione?
“La tecnica e l’abilità non sono importanti per me, al contrari una selezione forte è importante, poi viene il modo in cui viene assemblata…”
Da poco c’é un terzo membro di Chicken Lips – Steve Kotey – perché?
“Principalmente perché abbiamo un sacco di lavoro in studio da fare, un album in lavorazione e quindi Steve si occuperà soprattutto di rappresentarci nei dj set a livello internazionale per un po’ di mesi. Inoltre è un tipo in gamba, che stimiamo e che rappresenta il nostro suono. Lavorerà con noi nel nuovo album: di fatto è un nuovo membro!”
Ho sentito dire che per il vostro terzo album prenderete una nuova direzione con più parti vocali…
“Sì, è corretto. Penso che la maggior parte delle nuove tracce nel nuovo album saranno abbastanza lunghe, non avranno la tradizionale forma canzone ma allo stesso tempo avranno più parti vocali, ma non cantate da “soul divas”. Ci saranno parti vocali parlate, forse le nostre, ci saranno parti vocali bizzarre e le versioni per la pista saranno diverse da quelle per l’album. “Bad Skins” che è su Dj Kicks è una sorta di prototipo di quello che potrebbe essere il nostro suono sul nuovo album. Posso tentare di spiegarti come sarà il nostro nuovo album ma quando siamo in studio a lavorare può succedere di cambiare totalmente direzione. Forse immaginandoti tutte le tracce incluse in Dj Kicks mixate in un’unica traccia otterrai è un buon indizio di come suonerà il prossimo album!”
Hai parlato di versioni diverse degli stessi brani per l’album e per il dancefloor: quali sono le maggiori differenze, sul metodo di programmazione e composizione, di una traccia per il ballo rispetto ad una canzone per l’ascolto?
“Se lavori su un pezzo da pista devi far sì che suoni davvero potente. Lo suoniamo in studio a volume davvero alto. E’ più stressante lavorare per un pezzo che verrà pubblicato su un 12”. Per un album puoi essere un po’ più creativo e bizzarro, specialmente con le parti vocali. E’ un lavoro completamente differente.”
Sembra quasi che produrre una traccia per la pista possa essere più noioso…
“Sì può diventarlo, perché ci sono delle regole, ad esempio far procedere un brano in una struttura adatta al ballo: ripetere la stessa parte per 32 battute che per un brano da album risulterebbe troppo lunga. Quando lavori ad un 12” devi rimanere fedele soprattutto al groove.”
Il vostro sound è molto particolare e trasuda analogico: già il fatto che si parli di “disco dub” riporta al passato: come lavorate in studio?
“Questo nuovo album lo registreremo in modo diverso. In passato abbiamo usato molto dei campionatori Akai mpc mentre attualmente usiamo un Mac con Logic come sequencer. Usiamo Logic per registrare, ma tutto il resto è equipaggiamento analogico: i delay che usiamo sono originali e d’epoca. Quando facciamo un pezzo nuovo la versione originale, a volte, diventa lungo anche trenta minuti perché ci sono diverse “take” e l’intero arrangiamento avviene dal vivo, lo registriamo direttamente su dat o su nastro e teniamo solo le cose che ci piacciamo, poi lo “dubbiamo”, solo successivamente ci sediamo e decidiamo come editarlo.”
Preferite quindi gli strumenti analogici ai nuovi software e ai virtual instruments?
“Preferiamo usare sintetizzatori tradizionali, anche perché io ne ho diversi e sono molto appassionato di equipaggiamenti vintage. Alcuni software sono ok se lavori molto sui suoni con compressori e filtri ma preferiamo suonare i sintetizzatori. In generale penso che ogni software é buono se ti permette di creare in modo veloce e semplice. Dipende da chi lo usa e come lo usa: se Brian Eno usa Reason uscirà sicuramente qualcosa di buono! A volte se si hanno troppi giocattoli con cui suonare si rischia di perdere del tempo in studio perché non ci si concentra.”
Oltre a lavorare sui brani vostri siete anche abili remixer: da dove parte l’ispirazione per un remix?
“Preferibilmente speriamo che la traccia originale ci ispiri ma, a volte, è capitato che l’originale non fosse molto buono, per lo meno secondo noi…”
Voglio i nomi!
“(ride) Nooo… non posso. Per molte tracce ci sono voluti anche quattro giorni di duro lavoro prima di trovare un’ispirazione. L’ispirazione per un remix può venire da una parte della traccia originale, oppure da me che ci suono un basso vero o qualche synth sopra, oppure da Dean che ci suona sopra qualche ritmica. A volte pensiamo di tenere delle parti originali fino alla fine e poi le togliamo e inseriamo qualche frammento di traccia che avevamo già scritto precedentemente. L’ispirazione può arrivare da diverse angolazioni.”
Ci sono molti remix di altri artisti su pezzi vostri: quali vi piacciono di più?
“Quelli di Playgroup e di Nigo. Quest’ultimo, quando lo abbiamo avuto come promo e lo abbiamo suonato per la prima volta ha ripulito completamente la pista! Abbiamo pensato che fosse fantastico, perché era totalmente pazzo con dei synth pazzeschi.”
Perché, secondo te, adesso siete così coccolati dalla stampa specializzata?
“Forse perché non seguiamo nessun trend in particolare, cerchiamo di essere creativi e di sperimentare un po’ con i suoni e nel modo in cui lavoriamo…forse per questo…”
Specie sulla stampa britannica vi ho visti inseriti in diverse categorie: in articoli e special riguardanti diversi trend anche lontani tra loro…
“La stampa, il più delle volte, ha l’esigenza di etichettare lo stile della tua musica. Quando esce un pezzo nuovo devono inserirlo da qualche parte e siccome cambiamo leggermente il nostro suono uscita dopo uscita, capita di finire in diverse categorie, a volte per un remix che magari viene usato in un certo club. E’ strano ma vero.”
Pensate di fare un set live in futuro?
“Per adesso no. Dipende dal nuovo album, se andrà bene forse potremmo pensare ad un live. Al momento non abbiamo tempo per prepararlo, Steve e Dean fanno i dj set mentre io sto soprattutto in studio, anche perché devo proteggere il mio orecchio destro che é un po’ danneggiato. Ma quando il disco sarà finito e sarò guarito conto di tornare a fare anche dj set, per il live potrebbe essere una possibilità in futuro.”

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