Intervista con Bomb The Bass (Tim Simenon): Dopo il caos? La luce.

Tim Simenon torna a due anni dal distanza dal precedente “Future Chaos” che ne ha segnato la resurrezione artistica dopo un lungo periodo di quasi oblio discografico.  Ora con ritrovato entusiasmo Simenon é tornato  a fare quello che sa fare meglio: produrre ottime canzoni elettroniche ricche di groove. Raggiungo telefonicamente il leggendario produttore mentre si trova in vacanza in Thailandia – “per sfuggire al rigore dell’inverno olandese”-  come mi spiega molto cordialmente. Tim ha un atteggiamento molto rilassato e molto cordiale, quello di chi ha smesso di fare i conti con il proprio imponente passato di produttore di grido per popstar, di talent scout e di artista seminale. Oggi più che mai l’impressione é di trovarsi davanti ad un nuovo Tim Simenon, un artista che nella musica trova quotidianamente una ragione di vita per per esprimere la propria vitalità.
“Back To Light”, significa il ritorno alla leggerezza?
Il titolo dell’album deriva da una frase nel primo singolo “Infinites” cantata da Paul Conboy.  Quando ho sentito questa frase ho pensato rappresentasse bene l’album perché molte delle canzoni hanno diversi riferimenti alla luce e all’energia così ho pensato avesse senso chiamarlo così, perché sintetizza bene il feeling dell’album.
Questa volta, per fortuna, non ci hai fatto aspettare quattordici anni per un nuovo album…
Perché quando ho finito “Future Chaos” mi sono liberato di questa nuvola nera sopra la mia testa…appena finito mi sono sentito pronto ad andare oltre con il progetto Bomb The Bass. “Back To Light” è venuto fuori molto velocemente nel modo giusto al momento giusto. Sono andato in Brasile alla fine del 2008 per un concerto a San Paolo e dopo mi sono fermato lì per un paio di settimane dove ho lavorato con Gui Boratto, che vive lì, che ha co-prodotto questo nuovo album. In quelle due settimane abbiamo tracciato insieme le prime bozze di quello che poi è diventato il disco. Dopodiché tutti i vocalist con cui volevo collaborare hanno iniziato a dirsi disponibili, il graphic designer che volevo per la copertina era entusiasta di lavorare sul progetto e anche i registi dei videoclip erano pronti. Ogni tassello si è materializzato al momento giusto questa volta.
Hai iniziato a collaborare con Gui Boratto dopo il suo remix che ti ha fatto per “Future Chaos”, dico bene?
Esattamente. Ho sentito per la prima volta Boratto sul suo album “Chromophobia” e quindi l’ho contattato per remixare “Black River” e da lì abbiamo iniziato a sentirci per iniziare a fare qualcosa insieme.
Puoi dirmi qualcosa su ognuno degli ospiti del nuovo disco…
Richard Davis é  un inglese che vive a Berlino, amo la sua voce, la gente della !K7 mi ha indicato il suo nome e appena l’ho sentito ho pensato potesse andare bene per un paio di brani, lo stesso per Kelley Polar da New York. Paul Conboy é ormai un collaboratore consolidato dopo “Future Chaos” mentre The Battle of Land and Sea é in realta una cantautrice americana di nome Sarah O’Shura non molto conosciuta che viene da Portland, Oregon. Ho sentito dei suoi brani su MySpace e ho pensato fosse una voce fantastica e perfetta per il nuovo disco. La traccia con Martin Gore strumentale invece l’abbiamo registrata nel ’99 dopo che avevo lavorato con i Depeche Mode alla produzione di Ultra nel ’96-’97.”
Ma poi hai rimesso le mani su questa traccia strumentale (Milakia, ndr)?
Sì l’ho rivisitata, la traccia originale era più scarna. La melodia era già presente ma dovevo inserirla stilisticamente nel contesto dell’album.
Sbaglio se dico che Paul Conboy è ormai parte integrante della band…
Sì penso sia giusto considerarlo tale. A questo punto ha senso considerarlo parte integrante della band…
Tra “Future Chaos” e “Back To Light” la prima differenza che ho notato é la differenza di velocità del tempo dei brani e le strutture ritmiche più vicine al dancefloor…
E’ giusto dire che l’album é più “uptempo” ma é un disco da ascolto. Se poi lo si vuole ballare per me é ok ma volevo prima di tutto fare un album da ascoltare, che avesse delle buone canzoni dall’inizio alla fine…
L’inserimento della voce di Richard Davis e certi arrangiamenti ritmici e melodici mi fanno pensare ad alcune influenze derivate da Swayzak…
Uno dei primi brani che ho sentito di Richard era una collaborazione con Swayzak e l’ho adorato da subito ma penso che le influenze di cui parli vengano soprattutto da un certo tipo di arrangiamenti di techno melodica sviluppata dallo stile di Gui (Boratto ndr).
Penso che mettendo insieme “Future Chaos” e “Back To Light” si possa parlare di un nuovo corso stilistico per Bomb The Bass che rompe con la tradizione del tuo importante passato in cui il suono era più influenzato dalla musica nera e dai campionatori…
Sì penso sia una considerazione giusta. Per me Bomb The Bass é sempre stato sinonimo di guardare avanti. Non avrebbe avuto senso tornare a fare qualcosa che avevo già fatto nell’88, nel 91 e nel 94, ovvero nei primi tre album. Per me la chiave di lettura del progetto é mantenerlo fresco e interessante per me e la gente con cui collaboro.
Che tipo di live hai mente?
Ci sto ancora pensando. Ho in mente varie situazioni con Paul alla voce e anche dei visuals ma anche dei dj set perché ho voglia di rivisitare e remixare dal vivo le tracce di “Future Chaos” e “Back To Light” e anche tracce più vecchie…
Cosa ne pensi del djing attuale? E’ molto diverso da quando hai iniziato…
Penso che sia davvero diventata una forma d’arte. I giradischi usati come strumenti uniti a laptop, molti cdj, effetti vari sono un modo molto creativo di fare i dj. Prima si potevano fare cose molto creative anche con due giradischi, e si possono ancora fare, ma ora una sola persona può diventare una sorta di “one man band”: é davvero liberatorio per i musicisti elettronici.
Però avere così tante tecnologie a disposizione spinge anche i dj a diventare pigri. Io penso che un buon dj dovrebbe sempre partire dalla base: due giradischi e un mixer, poi eventualmente espandere la sua strumentazione. Oggi sento molti dj affidarsi totalmente alle tecnologie con il risultato di suonare piatti e monotoni…
Sono completamente d’accordo. Si può essere molto creativi con molto poco. La sfida è di auto limitarsi per incrementare la creatività. Ad esempio per fare musica si può partire usando solo un soft synth provando a spingerlo al massimo, così da spingere all’estremo la propria creatività. Penso che sia una grande sfida soprattutto di questi tempi, in cui sono a disposizione molte risorse per fare musica elettronica. Io ho per “Future Chaos” avevo fatto proprio questo auto limitandomi ad usare solo un Minimoog.
Per Back To Light invece?
Questa volta é stato molto diverso. Abbiamo usato tanti strumenti diversi anche perché abbiamo utilizzato più studi e ho collaborato con più persone mettendo poi tutto insieme.
Hai un notevole gusto pop per gli arrangiamenti, ovviamente derivato dal tuo passato come produttore. Hai mai pensato di ritornare a fare il produttore per altri?
No al momento sono totalmente focalizzato su Bomb The Bass. Ora sto lavorando alla pre-produzione della parte live insieme a Paul (Conboy, ndr) e poi vorrei dare corpo ad un po’ di idee che ho già per il prossimo album…(ride)
Così hai già delle nuove idee…
Sì ma non ho ancora iniziato a produrre nulla…
Hai già pensato alle voci che vorrai come ospiti?
E’ troppo presto per essere onesti. Prima devo avere delle tracce più o meno finite e poi posso pensare alle voci che possono andare bene, perché se iniziassi a pensarci ora non creerei musica  in libertà ma sarei condizionato dall’idea di dover fare qualcosa che possa andare bene per qualcuno in particolare. Comunque appena finisco la produzione per i prossimi live voglio iniziare a produrre nuovi brani per un nuovo album…

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