Intervista con Groove Armada

Groove Armada sono una delle realtà più rappresentative uscite dalla scena dance elettronica britannica nel corso degli anni ’90. Diventati autentiche superstar, apprezzati tanto dal pubblico indie quanto da quello dei club (per non parlare dei pubblicitari e dei programmatori radiofonici) sono giunti al sesto album reduci da un discreto successo commerciale del precedente “Soundboy Rock”. Ripetere la formula sarebbe stato facile e sicuro ed invece i nostri hanno osato avventurarsi là dove nessuno si sarebbe aspettato: rigenerarsi totalmente, diventando per certi versi qualcosa di completamente diverso da quello che erano fino ad oggi. Per scoprire cosa gli ha spinti a questa decisione abbiamo raccolto gli indizi analizzando la loro intera discografia e quindi da veri investigatori del groove abbiamo raggiunto telefonicamente Tom Findlay per chiedergli di questo nuovo corso.
Penso che “Black Light” abbia una specifica definizione del vostro nuovo suono a partire dal titolo…
Il nome arriva dal tipo di illuminazione (la black light è l’illuminazione a raggi ultravioletti che può essere usata anche per fini coreografici, ndr) che andando indietro nel tempo abbiamo utilizzato sul palco, con le luci colorate, una sorta di trucco che eravamo soliti usare. Penso che il titolo sia adatto perché quando siamo tornati in studio volevamo fare delle cose che non avessimo fatto prima. Un’esperienza che può diventare complicata ma che ha anche alcuni aspetti positivi. Di fatto eravamo un po’ all’oscuro di dove saremo andati a finire. Lo scorso Luglio però durante il concerto al Lovebox (il festival estivo che prende il nome dall’album del duo e dalla loro famosa residenza londinese come dj, ndr) abbiamo suonato per la prima volta dei brani che sono stati incredibilmente ben accolti e questo ci ha dato fiducia nel finire il disco e quindi dall’oscurità abbiamo visto la luce.
I vecchi fan saranno un po’ sorpresi del nuovo suono intrapreso. Apparentemente é una rottura con il passato ma dal punto di vista produttivo si trovano ancora i tratti caratteristici “Groove Armada” negli arrangiamenti, anche se é evidente che la new wave vi abbia influenzato non poco, a partire dalla collaborazione di Brian Ferry…  
Penso proprio di sì. Voglio riflettere su un paio di cose. Prima di tutto che abbiamo pubblicato il disco dopo tre anni di silenzio discografico che è molto se consideri che é il sesto album in dodici anni di carriera. Quando abbiamo iniziato a pensare a questo disco ci siamo lasciati indietro un po’ del nostro passato musicale e allo stesso tempo  abbiamo recuperato un po’ di ascolti precedenti al nostro debutto come i primi Roxy Music, ma anche David Bowie o Gary Numan. Tutta roba che abbiamo ascoltato molto anche sui bus mentre eravamo in tour cosicché la nostra attenzione si é spostato verso la new wave. Molte delle cose che abbiamo fatto in passato giravano intorno ad influenze reggae, dub, mescolando molte suoni diversi mentre ad un certo punto abbiamo iniziato ad interessarci a suoni della scena indie contemporanea, a band come Friendly Fires e anche alla new wave, guardando il nuovo suono indie con chitarre ma anche vicino alla dance. Così tutto ha iniziato ad avere un senso ed ad influenzare il suono che volevamo ottenere. Il primo pezzo che abbiamo finito è stato “Warsaw” con Nick Littlemore che é uno dei brani più scuri dell’album ma é sicuramente rappresentativo dell’idea musicale che avevamo in testa quando abbiamo preso la decisione di avvicinarci ad un sound diverso.
I brani con Nick Littlemore sono quelli che preferisco e credo che il suo stile vocale sia perfetto per il vostro nuovo suono e per certi versi il vostro disco é vicino al suo progetto Empire of The Sun…
Onestamente la cosa interessante é che la prima volta che abbiamo sentito Nick Littlemore era con  i suoi PNAU durante un loro live in Australia mentre eravamo in tour là e abbiamo iniziato a registrare con lui prima che il primo brano degli Empire Of The Sun venisse pubblicato. Ovviamente amiamo quel disco ma la verità é che le registrazioni dei due album si sono un po’ sovrapposte e penso che molte idee di Nick abbiano finito per essere evidenti in entrambi i dischi. La sua follia creativa e la sua vita sono entrate nell’album in modo positivo. Ad esempio “Fall Silent”, la seconda canzone che ha registrato con noi é stata realizzata un paio di giorni dopo che aveva rotto con la sua ragazza ed é una canzone onesta di un uomo dal cuore spezzato….
Secondo me Black Light suona omogeneo come un concept album…
Puoi considerarlo un concept album nel senso che eravamo consci del fatto che volevamo fare un album di canzoni e di musica che ci facesse davvero sentire entusiasti di suonare dal vivo. E’ molto focalizzato intorno ad una musicalità che si possa esprimere dal vivo, un album che si può portare sul palco facilmente. Le persone che hanno registrato con noi questo disco saranno sul palco nei concerti. Non vorrei parlare di concept album perché mi sembra un po’ troppo pretenzioso ma comunque avevamo un’idea precisa di suono che volevamo ottenere e l’abbiamo perseguita più che in passato dove l’attitudine era “vale tutto” ma con questa volta volevamo fare un disco diverso dal passato.
E’ vero che le nuove canzoni sono pefette per gli show dal vivo, come hai sottolineato, e credo che sarà davvero eccitante per voi rifarle dal vivo nel prossimo tour mondiale…
Sì siamo molto felici di fare un lungo tour che in qualche modo è già iniziato perché abbiamo suonato lo scorso gennaio al Big Day Out Festival di Melbourne, davanti a dodicimila persone e abbiamo provato lo spettacolo ed è stato fantastico…
Sì ho letto alcune incredibili recensioni…
Sì  è stato grande e dopo abbiamo suonato in alcuni posti più piccoli ma la particolarità di questo spettacolo è che andiamo sul palco con una band tradizionale, ci siamo io e Andy e altri due musicisti e due vocalist, nessun visual, é tutto piuttosto minimale e ci proponiamo nello stesso modo in ogni situazione dal piccolo auditorium ai festival all’aperto. Saremo un paio di settimane in Inghilterra, poi qualche data in Europa e un paio di settimane negli Stati Uniti dopodiché ci concentreremo sui festival all’aperto e speriamo di venire anche in Italia.
Aspettiamo di vedervi presto!
E noi aspettiamo un offerta e saremo davvero felici di venire in Italia!
Questo disco sembra quasi come un punto di svolta, un nuovo inizio per Groove Armada: dobbiamo aspettarci quindi un nuovo album nella stessa direzione oppure ci sarà un inversione di marcia che vi porterà verso una diversa esplorazione sonora?
Sì é un punto di svolta. Il fatto è che ci piace ancora suonare molto come dj e quando lo facciamo suoniamo pura musica dance, senza suonare hit o cose simili. Suoniamo vera musica da club ed é per questo che per non creare confusione abbiamo intenzione di utilizzare un nuovo nome come “GA presents”, così da fare entrambe le cose. Penso che quando faremo un nuovo album sarà un altro disco da suonare dal vivo, perché é in questa direzione che vogliamo andare. Comunque penso che ora Groove Armada seguiranno due strade: una iniziata con “Black Light” e un’altra più vicina alla musica da club con una serie di EP sotto la sigla “GA presents”.
Una mia classica domanda: quali sono per voi i tre momenti chiave dell’evoluzione della musica elettronica e dance…
La creazione di tanti strumenti musicali elettronici, anche se al momento direi la creazione della Roland TB303. Per noi inglesi e personalmente é stato importante il movimento dei party gratuiti e il movimento dei rave dall’88 al ’92 che si é evoluto di pari passo con le persone che hanno scoperto l’extasy che volenti o nolenti é stata parte integrante dello sviluppo dell’intero movimento. Infine l’affermarsi dei dj come vere superstar che potevano suonare negli stadi é stata un momento importante anche  se ora la dance sta tornando in grande parte alla sue radici e alla dimensione dei club e penso che sia giusto così…
Nel corso di dodici anni di carriera quale é stato il vostro miglior momento e quale invece il momento peggiore?
Il momento migliore é stato naturalmente quando “Vertigo” é diventato un album conosciuto regalandoci un certo successo, uno di quei momenti in cui non ti chiedi quanto durerà perché ti vivi il momento. Anche ora é un bel momento: abbiamo fatto il nostro album migliore di sempre ed é bello ritornare e fare un disco così rilevante per la nostra carriera e anche gli show stanno andando molto bene. Il momento più basso é stato quello che abbiamo attraversato un paio d’anni fa quando durante i nostri show ci siamo resi conto che stavamo diventando ripetitivi e avevamo perso mordente…ma per fortuna ci siamo lasciati alle spalle quel periodo e siamo tornati a fare grandi concerti!

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