Il calcio della gru non è un mito

55.000 persone, un doppio main event con due campioni che sono sembrati meno imbattibili di altre volte, tanti buoni incontri, ko e submission spettacolari, l’addio di Randy Couture ma di UFC 129 ricorderò soprattutto il calcio frontale saltato di Machida. Per dirla tutta ricorderò di aver rivisto la versione reale del finale di Karate Kid, quello originale anni ’80 con Ralph Macchio e Pat Morita. Per anni si è pensato che il calcio della gru di quel film fosse un’esagerazione.

In quella tecnica fantasiosa c’era tutto il limite delle arti marziali. In quei fotogrammi c’era il motivo stesso per mettere alla berlina le arti marziali come lotta coreografata e tutto sommato più adatta alle pellicole cinematografiche che alla realtà. Ed invece ecco che Lyoto Machida, nel 2011, con un guizzo plasticamente iperrealistico ci ricorda il motivo per cui amiamo le arti marziali. Ci riporta alle origini del mito. La bellezza e l’armonia del gesto atletico, la rapidità dell’esecuzione, la potenza e la precisione di un colpo studiato e ripetuto infinite volte in ore, settimane, mesi di allenamento.

Atleta straordinario Machida. Nel senso più puro del termine, ovvero fuori dall’ordinario. E per questo frainteso da molti. Troppo tradizionalista nel suo modo di porsi per essere apprezzato da una parte dei marzialisti moderni, quelli che sorridono ogni volta che vedono qualcuno indossare un gi. Ed invece Machida è qui a ricordarci tutto il mistero racchiuso nelle arti marziali tradizionali.

Quelle che spesso ci hanno affascinato da bambini attraverso i film di Bruce Lee prima, quelli di Van Damme poi e poi via via con tutta una filmografia che va da Jackie Chan ai misconosciuti American Ninja di Sam Firstenberg. In un certo senso Machida ci fa capire quanto le arti marziali miste si stanno evolvendo per poi ritornare al punto di partenza. Perché l’essenza del combattimento rimane e rimarrà immutata nei millenni. Le tecniche di combattimento rimangono efficaci sempre e comunque e possono essere più o meno efficaci. La differenza la fanno gli uomini che le eseguono.

Ecco perché un calcio frontale modificato – se vogliamo credergli- dall’attore e marzialista Steven Seagal diventa un’arma micidiale in mano ad Anderson Silva e Lyoto Machida. Perché sono atleti straordinari in grado di eseguire tecniche fuori dall’ordinario. Tecniche che il praticante medio di arti marziali non potrebbe mai utilizzare con gli stessi risultati. Ecco perché gli atleti che entrano nell’Ottagono sono atleti fuori dall’ordinario. Atleti veri che conoscono il significato della parole. Studio. Sacrificio. Dedizione. Disciplina. Rispetto. Tradizione. Orgoglio. Coraggio. Le arti marziali miste sono uno sport nobile. Così come lo sono le arti marziali tradizionali. Con buona pace di chi ci vede solo brutalità.

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