C’era una volta un’arte nobile. Riflessioni tra boxe ed MMA.

La scorsa notte ero a commentare la Fight Night: Shields vs. Ellenberger ma ammetto che avrei voluto seguire parallelamente anche l’incontro di boxe di cui tanto si sta parlando in queste ore: il match per il titolo pesi welter WBC tra Floyd Mayweather e Victor Ortiz.

Da anni non seguo più il pugilato con attenzione come facevo un tempo ma qualche grosso match ancora lo guardo ed il paragone impietoso con i campioni di un tempo torna sempre a fare capolino nella mia testa. Forse sono solo un inguaribile nostalgico ma forse c’è un fondo di verità. Che la boxe stia soffrendo molto a causa della guerra tra una miriade di organizzazioni poco credibili e la presenza contemporanea di innumerevoli campioni di cartapesta e senza nome è un dato di fatto; così come è palese che le MMA, e in particolare l’UFC, gli stiano sottraendo pubblico, soprattutto trai i più giovani.

Ieri notte Ortiz e Mayweather hanno dato vita ad un teatrino antisportivo e ridicolo che di arte nobile ha avuto davvero poco, per non dire niente. Non da meno tutta l’organizzazione con un arbitro che guardava altrove al momento del KO e che poi non si è fatto remore di effettuare il conteggio senza sapere cosa fosse avvenuto. Per non parlare delle successive interviste ai due con dichiarazioni ipocrite (“la testata era involontaria”, “le regole dicono di proteggersi in ogni momento”) e conseguente rissa verbale tra Mayweather e l’intervistatore Larry Merchant a fine match. Non un bello spettacolo nel suo insieme.

Poca, pochissima classe in uno sport i cui gli appassionati più oltranzisti dichiarano essere diverso e più elegante rispetto alle risse da bar delle mixed martial arts. E’ chiaro che chi fa tali affermazioni nel 2011 o é in malafede (vedi alcuni promoter americani che devono inculcare il falso al loro pubblico più fedele per evitare di regalarli alla concorrenza) oppure è semplicemente disinformato. Ormai dovrebbero saperlo anche i sassi che il pugilato adottato nelle MMA è modificato per adattarsi ai cambi di livello per la difesa dai calci e dai takedown e che uno stile ortodosso non potrebbe mai funzionare. La postura è diversa, i movimenti di gambe sono diversi e le combinazioni devono essere in parte diverse (ad esempio l’uso dell’overhand è decisamente più diffuso nelle MMA così come la dirty boxe nel clinch) ma stiamo sempre più spesso assistendo a combinazioni pulite di jab, diretto e gancio a chiudere, portate a segno anche con un certo stile da tantissimi fighter (vedi GSP ma anche il nostro Sakara). Insomma giorno dopo giorno lo stile nelle MMA si sta modificando e di conseguenza delle tecniche impiegate. Non è necessariamente meno nobile rispetto alla boxe. Di sicuro è uno sport stilisticamente “imbastardito” perché nasce dall’incrocio di vari stili di combattimento. E’ così che va il mondo: si contamina e di conseguenza si evolve. Le MMA sono costante evoluzione. Sono l’inarrestabile futuro. La nobiltà di uno sport non può risiedere solo nella forma ma deve coinvolgere anche la sostanza e quindi i valori che esso trasmette. Non voglio dire che le MMA sono meglio della boxe, perché sarebbe una discussione sterile e sarebbe scorretto ne confronti di uno sport che ho amato e che rispetto. Anche se, non lo nascondo, vorrei vedere più amanti della boxe fare altrettanto nei confronti delle MMA. Ma non è questo il punto.

Il punto è che ieri notte la “noble art” ha dato una cattiva immagine di sé e di riflesso per tutti gli sport da combattimento. Le immagini di ieri sera stanno facendo il giro del mondo perché le brutte storie, il cattivo gusto e la becera violenza attirano l’interesse dei media e della “massa”. Ieri notte abbiamo visto immagini che scrivono un’altra triste pagina nella (non)storia recente del pugilato e che fanno male a tutti gli sport da combattimento. Antisportività e reazioni “animalesche” fanno male agli sport da combattimento in generale: sono i due confini da non travalicare mai. Agli occhi del mondo in un battito di ciglia si passa dallo sport alla violenza. Una testata volontaria. Due colpi da KO sferrati vigliaccamente a sorpresa. La frittata è fatta. Il lavoro di tanti atleti seri che non vedranno mai le luci della ribalta è infangato da grandi atleti che preferiscono comportarsi da pagliacci miliardari. Perché bisogna essere campioni sempre: non solo nei risultati. Questo è uno dei grandi insegnamenti del ring. Ci sono sport dove purtroppo valori come disciplina e lealtà non contano più nulla: sappiamo quali sono. Ebbene non lasciamo che accada anche negli sport da combattimento. E’ quello che vogliono gli ipocriti benpensanti per avere la scusa per condannare la nostra sana passione sportiva. Disprezzare quello che non si può comprendere è più facile. Il nostro sport è pieno di sfumature: è più facile ignorarle che comprenderle.

Quando si parla di antisportività l’UFC è sempre molto severa. Ogni comportamento antisportivo e irrispettoso è stato punito severamente in passato e speriamo che la dirigenza continui sempre ad esaltare i valori positivi. Ieri notte ad esempio mentre nella WBC si assisteva al suddetto teatrino in UFC dei veri guerrieri si davano battaglia con lealtà, onore e tanto cuore. Abbiamo visto Alan Belcher tornare vittorioso dopo essere stato lontano dall’Ottagono per sedici mesi a causa di due delicate operazioni chirurgiche per un distacco di retina che avrebbe potuto costargli carriera e uso della vista. Abbiamo visto un Court McGee con un grande cuore, la cui storia personale di guarigione dalla tossicodipendenza é di quelle che si dovrebbero raccontare nei centri di recupero. Abbiamo visto un Jake Shields sconfitto da un Jake Ellenberger davvero stellare ma abbiamo anche visto un Jake Shields vincente anche solo per essere entrato caparbiamente nell’Ottagono a distanza di un paio di settimane dalla prematura scomparsa del padre Jack.

Ecco queste sono le MMA che mi piacciono. Queste solo le MMA che sono orgoglioso di commentare nel cuore della notte, macinando centina di kilometri in auto tra Bologna e Milano, queste sono le MMA che mi emozionano e che voglio condividere con più persone possibili. Perché le MMA sono uno stile di vita, non un semplice sport.

1 like

About author Vedi tutti gli articoli

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

/* ]]> */