Mauricio Rua e Dan Henderson: umani dopo tutto

Sabato notte ho avuto l’onore e la fortuna di commentare una delle battaglie sportive più intense e combattute di tutti i tempi. Dan Henderson e Mauricio Shogun Rua hanno combattuto un match così intenso da lasciare senza fiato e senza parole. E ad un certo punto sono rimasto letteralmente senza fiato e senza parole, completamente rapito dalle immagini. Ho provato un coinvolgimento tale che sono stato colto da una sorta di sindrome di Stendhal, la sindrome che provoca vertigini, tachicardia e senso di allucinata confusione agli appassionati d’arte di fronte ad opere d’arte di straordinaria bellezza. E quello che ho visto io nel cuore della notte è stata un’opera d’arte.
Un opera d’arte epica raffigurante la tenacia, l’orgoglio, la ragione. Ho visto un quadro in movimento raffigurante uno scontro epico che ha dimostrato meglio di tanti giri di parole cosa intendo quando farnetico che le MMA sono lo sport definitivo e che non c’è nulla di paragonabile al confronto atletico corpo a corpo. Anzi rilancio dicendo che forse è vero, forse hanno ragione i detrattori: questo non è uno sport. E’ un confronto che va oltre lo sport comunemente inteso come tale. Volenti o nolenti dobbiamo essere onesti: le MMA sono bellissime ma non sono per tutti. Bisogna essere avvezzi ai meccanismi delle arti della guerra corpo a corpo per accettarle e vederne la straordinaria bellezza, per vedere l’etica e l’essenza dell’arte del combattimento. In caso contrario ci si ferma sgomenti davanti alla cruenta raffigurazione della violenza che apparentemente esprimono.

Sabato notte, Rua e Henderson hanno dimostrato praticamente il teorema che dove finisce l’atleta inizia il guerriero e viceversa. Dove non ha potuto la tecnica è arrivato il cuore. Dove non è arrivato il cardio è arrivata la determinazione. Dove si sono esaurite le forze è subentrato il guizzo tecnico. Dove il dolore è sembrato soverchiante sono intervenute concentrazione e mestiere. Perché questi due non hanno solo dimostrato di essere atleti professionisti. Hanno dimostrato di cosa è capace l’essere umano posto davanti alle avversità. Rua sembrava la vittima predestinata dal primo al terzo round, Henderson a sua volta sembrava essere prossimo al collasso nel quarto e quinto. Ma continuando a combattere con straordinaria tenacia ci hanno raccontato una bellissima parabola dove chi sembra essere lo sconfitto non è veramente sconfitto finché non suona la campana.

Perché in fondo lo sappiamo che combattere è una metafora della vita. E un po’ guerrieri dobbiamo esserlo tutti: prima o poi veniamo gettati in una gabbia, una porta si chiude irrimediabilmente alle nostre spalle ed è meglio essere pronti a combattere. Perché non è tanto importante se vinciamo o perdiamo ma come combattiamo. Ed è come hanno combattuto Shogun ed Hendo ad avermi dato quel senso di vertigine. Pensateci bene, non c’è stato nemmeno un vincitore ed uno sconfitto. Quella è una mera questione di numeri e statistiche. Ci sono stati due atleti fenomenali che hanno saputo confrontarsi senza sconti e senza risparmiarsi al massimo delle rispettive capacità mentali, atletiche e tecniche. Sono stati uomini, fighter, professionisti e guerrieri. Fighter perché niente è stato improvvisato: ogni colpo, ogni transizione, ogni capovolgimento di fronte è stato frutto di anni di preparazione atletica e tecnica. Professionisti perché non hanno scelto facili scorciatoie ed hanno offerto a noi spettatori il massimo dello spettacolo, in tutta la sua deflagrante autenticità. Guerrieri perché non hanno mai mollato, perché nessuno dei due si è arreso anche quando nessun fan si sarebbe sentito tradito considerate le circostanze.

Sono quindi stati fighter, professionisti, guerrieri. E uomini? Quello dovreste saperlo da voi ma se ancora aveste qualche dubbio riguardatevi il match, sezionatelo al rallentatore, soffermatevi sui dettagli, provate a respirare insieme a loro e sentirete l’odore del sangue in gola. Guardate i loro volti, i loro occhi e i loro gesti e sentirete il loro dolore e la paura. Dimenticatevi chi sono, i loro record, le cinture vinte e tutto il resto. E solo allora dietro i guerrieri vedrete gli uomini. E vi ritroverete allo specchio. Umani dopo tutto.

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