Ho cucinato per voi il buffet (della prigione). Buon appetito.

The Prison Buffet. Il buffet della prigione. Così si chiama il nuovo album di Chelonis R. Jones che però è anche il mio nuovo album, perché l’abbiamo prodotto a 4 mani. Non so perché si chiami il buffet della prigione. L’ha scelto Chelonis e non gli ho chiesto il motivo. Funziona così. Io non gli faccio domande sulle sue scelte artistiche e lui non le fa a me. Se qualcosa non ci piace non la portiamo avanti. E’ incredibilmente facile creare musica con Chelonis. Siamo perfettamente in sintonia. Ed eccomi quindi a condividere il buffet della prigione senza pormi tante domande. So solo che abbiamo cucinato un delizioso buffet…per una prigione.

Conosco Chelonis da fine 2003. Ci eravamo conosciuti scambiandoci delle mail sui rispettivi lavori discografici e ci incontrammo per la prima volta a Berlino, ad una serata Get Physical, dove lui cantava ed io ero inviato come giornalista musicale.

Da allora non abbiamo mai smesso di collaborare, abbiamo pubblicato insieme diversi singoli (come Pinktronix) ed un album (The Forgotten Floor) di cui siamo orgogliosi. E’ così, dopo otto anni di collaborazioni sono diventato il fiero produttore del suo terzo album solista, uscito in queste settimane in tutto il mondo per la prestigiosa label tedesca Systematic Recordings di proprietà del dj superstar Marc Romboy.

Ora, senza entrare, in assurdi e noiosi discorsi da malato musicale, quale sono, posso solo dire che non ho mai creato nulla di così libero da vincoli commerciali come The Prison Buffet. Abbiamo fatto semplicemente quello che ci andava di fare. Non sapevamo nemmeno cosa ne avremmo fatto. Non parliamo di generi e classificazioni. Non è l’album più accessibile al mondo. Lo si ama o lo si odia. Non credo ci siano vie di mezzo. Marc Romboy si è innamorato dell’album ed ha deciso, coraggiosamente, di pubblicarlo. Così come aveva fatto con il precedente “Chatterton” di Chelonis. Non si tratta di un album dance e nemmeno di un album rock. C’è tanta elettronica ma non solo perché molte batterie sono vere (Francesco “Frank Agrario” Brini) così come molti archi (Nic “Bologna Violenta” Manzan) e le tastiere le ho suonate io con il mio stile naif e autodidatta. E visto che ci sono non vorrei dimenticare nemmeno l’apporto al mixaggio dell’Ingegnere del Suono Paolo “Forrest” Biavati.

La voce ed i testi di Chelonis non si commentano. Si ascoltano e si rimane sbigottiti dal livello di poesia che un vero Artista riesce a trasmettere. Anche la voce di Chelonis rompe gli schemi, fuori dagli stereotipi e si presenta sempre più versatile e matura. Non ci sono coristi, Chelonis fa tutto da solo.

Insomma questo è il buffet della prigione che ho cucinato per voi. Siete tutti invitati ad assaggiarlo. Buon appetito.

Qui potete assaggiare un antipasto dell’intero album: http://soundcloud.com/systematicrecordings/sets/the-prison-buffet-preview/

E qui lo potete acquistare in digitale su iTunes (con una bonus track esclusiva): http://itunes.apple.com/us/album/prison-buffet-bonus-track/id522343439

Oppure nel caro vecchio CD in digipack con tutti i testi: http://www.amazon.it/The-Prison-Buffet-Chelonis-R-Jones/dp/B007MWRRYQ

Qui invece vi abbiamo preparato un minestrone esclusivo dove facciamo i dj da scaricare gratuitamente: http://soundcloud.com/systematicrecordings/systematic-session-episode-166

 

 

 

 

 

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