Sherman Pendergarst: un uomo normale nella gabbia, un guerriero nella vita

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Ci sono atleti che verranno ricordati nella storia per i titoli vinti. Altri saranno per sempre impressi nella memoria dei fan per un singolo spettacolare match. E poi ci sono gli atleti che sembrano comparse. Di cui ti dimentichi in fretta perché non hanno vinto titoli e non sono diventati famosi ma che un giorno scopri essere veri guerrieri. Sono gli eroi fieri e silenziosi, quelli che non ti aspetti.

Sherman Pendergarst, detto il carroarmato, inizia tardi con le MMA. Tardissimo, considerando gli standard attuali. Combatte il suo primo match da professionista all’età di 38 anni. In pratica quando molti professionisti si sono già ritirati o sono prossimi al ritiro.

Sherman frequenta il college e poi trova lavoro come intermediario finanziario a Baltimore, nel Maryland, dove è nato e cresciuto. Lavora, guadagna ma non si sente realizzato. Un giorno del 2002 si rende conto che il fisico non è più quello dei tempi del college, quando era parte della squadra di lotta libera. Decisamente sovrappeso Sherman decide di rimettersi in forma e nel dopo lavoro inizia a dedicarsi anima e corpo allo studio e alla pratica di Brazilian Jiu Jitsu e del pugilato.
Nel giro di qualche mese gli torna la voglia di mettersi alla prova come ai tempi del college: inizia a gareggiare in vari tornei regionali di grappling nei pesi massimi e super massimi. Nei tre anni successivi si toglie anche qualche soddisfazione vincendo diverse medaglie nei tornei di grappling regionali degli Stati Uniti.

Forte di quei piccoli grandi successi Sherman si convince di aver perso tempo facendo un lavoro normale. Scopre che allenarsi e combattere è più importante di tutto il resto. “Al diavolo l’età” si ripete. L’importante è crederci. Mettersi alla prova di continuo. Reinventarsi. Ed è così che nel 2005 all’età di 38 anni suonati decide di inseguire il suo sogno: diventare fighter professionista di MMA per combattere nella gabbia come nella vita.
Nel Maryland mancano le strutture per allenarsi da vero pro ed è così che nell’estate del 2006 fa la sua scelta. Lascia la città in cui é nato e cresciuto, lascia il suo lavoro e si lascia alle spalle ogni certezza. Si trasferisce a Bettendorf, nel profondo Iowa, dove c’è quello che ai tempi è considerato il team più temuto e di maggior successo di tutti gli Stati Uniti: il Miletich Fighting System. Il team è famoso per l’intensità degli allenamenti e del livello di sparring. Il fondatore e capo allenatore è Pat Miletich, leggendario ex campione UFC che grazie al suo sistema di allenamento ha forgiato diversi campioni tra cui il feroce Tim Sylvia, campione del mondo pesi massimi UFC.

Sherman, il primo giorno in cui entra in palestra, si rende conto di non essere al livello degli altri fighter. Ma è determinato. Sa di avere cuore da vendere. Nella prima sessione di sparring pesante viene messo KO. Si rialza e torna a combattere, nonostante tutti in palestra cerchino di tenerlo a terra per dargli modo di recuperare. Da allora migliora tantissimo. Diventa parte fondamentale del team, fa sparring con il campione dei massimi UFC Tim Sylvia, di cui diventa amico, e dispensa consigli agli atleti più giovani, per i quali si sacrifica spesso in interminabili sessioni di sparring durissimo. Per arrotondare e per non dare fondo a tutti i risparmi di una vita inizia a lavorare anche come barista. E’ un lavoro che gli piace ed è un amante del buon vino: un bicchiere di vino rosso al giorno, non di più, non manca mai nella sua altrimenti rigorosa dieta.

Nei primi 18 mesi da professionista combatte ben 11 incontri accumulando un record di 8 convincenti vittorie e tre sconfitte ai punti. Cinque vittorie per sottomissione e due per ko sono abbastanza per convincere UFC a dargli una chance. Sherman non ha mai desiderato tanto. Per lui essere un fighter professionista è già abbastanza. Non avrebbe mai pensato di debuttare in UFC a 39 anni e mezzo, nemmeno nei suoi sogni più selvaggi. Ma è così che il 18 Novembre 2006 ad UFC 65 Sherman Pendergarst combatte contro l’olandese Antoni Hardonk. Il suo avversario è più giovane di quasi un decennio ed ha una carriera da kickboxer professionista di tutto rispetto. Sherman si batte come un leone ma perde. Perde male. Al primo round Hardonk lo punisce con una combinazione di colpi che termina con un poderoso calcio alle gambe che lo infortuna pesantemente ai legamenti e lo abbatte al suolo.

Per Sherman non ci saranno altri incontri UFC ma il suo sogno non è finito. Continua a combattere, accettando qualunque sfida, spesso con poco preavviso. Nei successivi tre anni, tra il 2007 e il 2009, combatte altri quindici incontri contro pesi massimi temuti e molto più famosi tra cui Shane Carwin, Joey Beltran, Houston Alexander, Tim Hague, Abe Wagner in circuiti comunque prestigiosi tra cui Bellator, King of the Cage, Extreme Challenge, Adrenaline MMA, Yamma. Per Sherman non è tanto importante vincere o perdere ma dare tutto se stesso. “Sono pronto a morire nel ring. Combatto fino alla fine.” è il motto che ripete tipo slogan. I promoter sono contenti. Sherman è quasi sempre garanzia di spettacolo: vince per sottomissione o, più spesso, si fa mettere KO senza indietreggiare di un millimetro.

Nel 2010 combatte due sole volte. A 43 anni ha accumulato 29 incontri da professionista. 29 autentiche battaglie. Sparisce così fino al 18 Febbraio 2012 quando torna per disputare il suo trentesimo incontro un paio di settimane dopo il suo 45esimo compleanno. Per la prima volta in carriera combatte da massimo leggero. I commentatori tv fanno notare come Sherman sia fisicamente più snello e asciutto rispetto a come lo ricordavano un anno e mezzo prima. Pensano ovviamente che abbia tagliato il peso avendo combattuto tutta la carriera come peso massimo. Dalle immagini è evidente però che Sherman è stanco e debole fin dai primi istanti del match, come capita a chi taglia il peso senza reidratarsi adeguatamente. Ma Sherman non ha tagliato il peso: sarebbe ancora “il carroarmato” di un metro e ottantacinque per centoventi chilogrammi se solo potesse. La verità è un’altra ed è ben più dura. Sherman ha superato i controlli medici di routine mentendo. Sherman è malato. Gli è stato diagnosticato un cancro all’intestino e dall’Agosto 2011 si sottopone a continui e pesanti cicli di chemioterapia. Da guerriero quale è annuncia a Pat Miletich di voler tornare ad allenarsi per combattere un ultimo match. Pat si rifiuta di assecondarlo in una simile follia e Sherman abbandona il team.

Il 18 Febbraio 2012 Sherman Pendergarst combatte così il suo trentesimo match di MMA da professionista. Poco dopo l’inizio del primo round il suo avversario gli sferra un colpo basso involontario. Sherman nonostante il dolore sembra voler proseguire ma, al termine dei cinque minuti di recupero previsti dal regolamento, non è in grado di reggersi in piedi. L’incontro finisce per no contest ma Sherman è comunque felice perché ha vinto la sua battaglia personale dimostrando di poter combattere ancora e di essere più forte del cancro. Nei mesi successivi torna a sottoporsi alla chemioterapia e combatte con coraggio la sua battaglia più difficile. Non smette di lottare, ripetendo a tutti, anche attraverso commoventi messaggi su Facebook di avere fede perché tornerà ad allenarsi in palestra al più presto.

Venerdì scorso alle 8 di mattina Sherman “Tank” Pendergarst si è spento all’Ospedale di Daevenport nell’Iowa. A darne pubblica comunicazione è stato il suo amico ed ex allenatore Pat Miletich che l’ha ricordato come “un’anima gentile, sempre pronto ad aiutare e a sacrificarsi per gli altri, pronto a prendersi cura più degli altri che di se stesso”.

Sherman Maurice Pendergarst R.I.P. (1 Febbraio, 1967 – 20 Luglio, 2012)

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Alex Dandi

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Tramutare le proprie passioni in professioni: questo è sempre stato il mio credo. Creare e comunicare sono i miei verbi preferiti. Mi appassiono ai progetti e sono per mia fortuna o mio malgrado quello che si dice un “workaholic”

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