MIXED MARTIAL MOVIES: 15 film per veri guerrieri

MIXED MARTIAL MOVIES

Le arti marziali e gli sport da combattimento sono stati oggetto di migliaia di lungometraggi di genere: i kung fu movies negli anni ’70, la Bruce Lee mania, i Rocky ed i suoi cloni negli ’80, i vari b-movies con Van Damme e Seagal, i seminali American Ninja ed i vari ragazzi dal kimono d’oro. Film raramente entrati nella storia del cinema ma spesso diventati discreti successi al box office ed ancor più di frequente diventati di culto per generazioni di spettatori. Quello che spesso non viene sottolineato di questi film è che nella loro semplicità riescono a trasformarsi in straordinari strumenti “motivazionali”, vere scariche di adrenalina, che risvegliano nello spettatore energie nascoste e non di rado diventano stimolo mentale per affrontare la vita con maggiore spirito marziale: quando si devono ritrovare i proverbiali “occhi della tigre” dentro e fuori dal ring, dalla gabbia o dal tatami. 

Ecco quindi che, tra serio e faceto, mi sono divertito a compilare una lista in ordine cronologico di quindici film che, a mio insindacabile e personale giudizio, vanno a comporre un ideale percorso di crescita dell”io guerriero” per solleticare la vostra voglia di combattere: nelle mixed martial arts come nella vita. 

SANGUE AL SOLE (Blood on the Sun, 1945)
di Frank Lloyd

Conoscere da dove veniamo per sapere dove stiamo andando è fondamentale. Ecco perché imbocco questa ipotetica “via del guerriero cinematografico” con un film che probabilmente hanno visto i nostri nonni piuttosto che noi. Il protagonista è l’attore James Cagney, cintura nera di judo e discreto pugile nella vita reale (e si dice che non disdegnasse nemmeno qualche combattimento da strada), che nella sua formazione marziale ha avuto due maestri: Ken Kuniyuki e John Halloran (ex poliziotto dei LAPD). Quest’ultimo è il suo avversario nella scena che vedete nel video. Da notare che vengono eseguite numerose tecniche di judo tra cui harai-goshi, kubi-nage ed addirittura una juji-gatame, che gli appassionati di MMA riconosceranno come la più classica delle leve al braccio. Sangue al sole è un film di smaccata propaganda antigiapponese da parte degli americani nell’immediato dopo guerra. Oggi appare fortemente datato ma aldilà di questo offre numerosi combattimenti realistici e lontani anni luce dagli standard dell’epoca e spesso anche dagli standard attuali. Va infatti ricordato che nel classico immaginario da “film americani alla John Wayne” il cattivo di turno veniva colpito solo in piedi e quando cadeva veniva fatto rialzare e poi colpirlo nuovamente: mai e poi mai il combattimento proseguiva a terra. Ecco invece l’eccezione che conferma la regola in questo storico e straordinario documento.

I TRE DELL’OPERAZIONE DRAGO (Enter The Dragon, 1973)
di Robert Clouse
http://youtu.be/qxoJ-O1B2D0
Molti, compreso il presidente UFC Dana White, considerano Bruce Lee il padre spirituale delle arti marziali miste. Ad avvallare questa ipotesi la discussa definizione di “jeet kune do” inteso come uno stile ibrido che assembla svariate tecniche di altre arti marziali in un ottica assolutamente libera. Lo stesso Lee scriveva: “un bravo combattente non è colui che ricorda a memoria determinate tecniche o movimenti ma è colui che riesce, sempre e comunque, ad essere efficace, non importa che metodo usi: l’importante è ottenere il risultato prestabilito risparmiando più energia possibile.” E’ innegabile che oggi questa affermazione suoni come una sorta di manifesto del moderno artista marziale misto ed è innegabile che Bruce Lee sia stato precursore nel percorso di fusione delle varie arti marziali. Tra i tanti esempi, nella sequenza di apertura del classico “Enter The Dragon” vediamo Bruce Lee combattere utilizzando dei guanti da kempo molto simili agli attuali guanti da mixed martial arts. E come se ciò non bastasse ad un certo punto vediamo lo vediamo addirittura applicare una rudimentale (e discutibile) leva al braccio a terra: ma non dimentichiamoci che era il 1973!

TORO SCATENATO (Raging Bull, 1980)
di Martin Scorsese

Negli sport da combattimento professionistici si ha a che fare con la violenza e con il dolore. Ci deve fare l’abitudine per coglierne la bellezza,la poesia, l’etica e la morale che è celata a molti. Eccone un esempio. Il 14 Febbraio del 1951 si disputò il match valevole per il titolo pesi medi di pugilato tra il campione Jake La Motta e lo sfidante Sugar Ray Robinson. Il match passò alla storia come il massacro di San Valentino, forse il più violento della storia del pugilato. Il grande regista Martin Scorsese è riuscito a coglierne l’essenza: il coraggio e l’orgoglio, ai confini con l’incoscienza, di un grande pugile come Jake La Motta sono ben raffigurati nelle sequenze finali dell’ultimo incontro dove un Robert DeNiro recita una battuta da pelle d’oca dopo il violentissimo match.

KARATE KID. Per vincere domani( The Karate Kid, 1984)
di John G. Avildsen

Qui parliamo dell’originale Karate Kid del 1984, tutt’altra storia rispetto al recente remake. Da ricordare che questo film è stato un autentica manna dal cielo per tutti i corsi di karate negli anni ’80 ed ha rappresentato una spinta commerciale e divulgativa per tutte le arti marziali in quel periodo, soprattutto tra i giovanissimi. Talvolta viene ricordato con il sorriso con le divertenti citazioni: “Dai la cera, togli la cera”, “Spezzagli una gamba!” ed “Esiste la paura in questo dojo?” ma il film in realtà offre una sorta di guida alla mentalità marziale per principianti, una sorta di compendio di massime il cui messaggio finale è: le difficoltà dell’adolescenza (e successivamente della vita) si possono superare alla grande imparando l’etica e la morale delle arti marziali. L’apice di questi insegnamenti disseminati nella sceneggiatura di tutto il film arrivano al buon Daniel San dalla madre “Lo so che non è facile ma noi non siamo tipi che si arrendono” e dal mitico Maestro Miagi “Tu devi avere fiducia nella qualità di ciò che sai e non nella quantità.Vincere o perdere non conta, se farai un buon combattimento sarai rispettato.” Il trailer in italiano è una chicca che ripercorre tutto il film.

ROCKY IV (1985)
di Sylvester Stallone
http://youtu.be/GtmPcj4pzf4
Ok siamo tutti d’accordo nel dire che il miglior Rocky come film in sé è il primo, quello del 1976, diretto dallo stesso Avildsen del Karate Kid appena citato, ma se devo scegliere un Rocky che “carica” più di tutti scelgo il super tamarro Rocky IV girato negli anni in cui la guerra fredda tra USA e URSS volgeva al termine, anni in cui la Glasnost di Gorbaciov avrebbe di lì a poco cambiato il mondo. Tanti i momenti top che costruiscono l’attesa dell’epico scontro finale: la presentazione alla stampa del glaciale russo Ivan Drago, la tragica morte di Apollo Creed poco dopo la sfarzosa celebrazione tutta americana con James Brown che canta “Living in America”, Rocky che ritrova gli occhi della tigre allenandosi da solo nel freddo siberiano, il violentissimo incontro finale e il seguente discorso con “Tutto il mondo può cambiare”. L’etica del vero campione dentro e fuor dal ring è perfettamente espressa in Rocky IV, dove tutto è assolutamente esagerato ma anche estremamente motivante. Su Youtube c’è addirittura il film completo in italiano.

ARMA LETALE (Lethal Weapon, 1987)
di Richard Donner

Passi Rocy IV, ma ora sarete già a chiedervi strabuzzando gli occhi: “cosa c’entra un film con Mel Gibson in questa lista!?” C’entra perché si tratta del primo film hollywoodiano (e forse in assoluto) in cui nella scena finale viene utilizzata una triangle chocke da manuale per sconfiggere il cattivone di turno, come potete vedere nel video. La leggenda vuole che sia stato Rorion Gracie, della leggendaria famiglia Gracie, a coreografare le scene di combattimento di Mel Gibson in Arma Letale e Arma Letale 3. Il Gracie Jiu-jitsu fece così la sua prima comparsa sugli schermi cinematografici mondiali.

SENZA ESCLUSIONE DI COLPI! (Bloodsport, 1988)
di Newt Arnold 

Cult assoluto (con un pessimo titolo in italiano) che ha consacrato Jean-Claude Van Damme come star a livello internazionale. “Bloodsport” è basato sull’autobiografia del discusso artista marziale Frank Dux e narra le sue gesta al torneo clandestino chiamato Kumite (che tradotto dal giapponese significa semplicemente “sparring”) organizzato negli anni ’70 e ’80 dalla International Fighting Arts Association ogni cinque anni in località segrete. A quanto pare il torneo narrato nel film si è effettivamente svolto nel 1975 a Nassau nelle Bahamas (non ad Hong Kong come nel film). Aldilà della discussa veridicità dei fatti si tratta del primo film che descrive un torneo a contatto pieno aperto a tutte le arti marziali. Solo nel Novembre 1993 un torneo simile sarebbe diventato realtà negli USA con il primo Ultimate Fighting Championship. Questo divertente cult è attualmente disponibile in versione integrale in italiano su Youtube.

CHOKE (1999)
di Robert Raphael Goodman

Rickson Gracie è sicuramente il più chiacchierone di tutta la famiglia Gracie ed ha spesso sollevato polemiche mettendo in discussione il valore degli attuali atleti di mixed martial arts. Ha dichiarato di aver disputato e vinto più di 400 incontri di vale tudo ma è stato suo padre Helio a smentirlo dichiarando che i match da professionista di Rickson sono solo gli undici vinti tra il 1980 e il 2000. Sorvolando su queste polemiche non possiamo negare che Rickson sia stato uno dei pionieri del vale tudo ed un ottimo portabandiera del Gracie Jiu Jitsu. Questo documentario mostra infatti la dura preparazione atletica e mentale di Rickson e gli eventi che girano intorno a Vale Tudo Japan 1995. Il documentario è presente integralmente su Youtube.

FIGHT CLUB (1999)
di David Fincher

Il capolavoro di Fincher tratto dal romanzo di Chuck Palahniuk non è un film di arti marziali e sport da combattimento in senso stretto ma meglio di tanti altri riesce a rappresentare il fascino perverso della cruda violenza. La rabbia impotente che diventa ribellione e quindi follia è il tema portante della vicenda ma colpisce come Fincher riesca a rappresentare i combattimenti clandestini a mani nude in modo realistico ed intenso. Secondo alcuni psicologi e sociologi americani questo film ha contribuito alla diffusione delle mixed martial arts in una generazione maschile che dapprima ha scoperto la propria aggressività intrinseca attraverso questo film e poi ha cercato di incanalarla allenandosi sportivamente. E’ comunque fuori discussione che questo film stimoli i livelli di testosterone oltre il consentito. Nota per i praticanti: se lo vedete prima di una sessione di sparring non dimenticate le protezioni!

THE SMASHING MACHINE (2002)
di John Hyams

The Smashing Machine è il soprannome di Mark Kerr, peso massimo veterano UFC e Pride. Questo ottimo documentario narra la sua ascesa e (soprattutto) la sua caduta tra il 1997 e il 1999 quando ancora era considerato uno dei più pericolosi pesi massimi in circolazione. Il documentario è crudo e drammatico e non nasconde nulla della vita privata di Kerr, compresi i suoi problemi di coppia e la sua seria dipendenza da antidolorifici e narcotici. Oltre a Kerr appaiono frequentemente anche Bas Rutten e Marc Coleman. E’ un piccolo capolavoro che racconta uno spaccato della old school delle mixed martial arts . Disponibile su Youtube in lingua originale in tre parti.

NEVER BACK DOWN – Mai arrendersi (Never Back Down, 2008)
di Jeff Wadlow

Questo è il film che ha fatto conoscere le mixed martial arts ai teenager dal 2008 ad oggi ed è stato un ottimo propulsore per spingerli a ricercare dei corsi nella propria città, facendo purtroppo anche la fortuna dei “maestri improvvisati” in molte città italiane. Never Back Down rappresenta per gli adolescenti di oggi quello che Karate Kid rappresentò per la mia generazione negli anni ’80. Ed infatti la trama ricalca sapientemente Karate Kid aggiornandone i contenuti dopo la lezione di Fight Club. La mano del regista non è quella di Avildsen o di Fincher ma si nota comunque un discreto talento narrativo (non a caso sta dirigendo Kick Ass 2 in uscita nel 2013) e le scene di combattimento sono tutto sommato coinvolgenti (sebbene non proprio realistiche). Personalmente non l’ho amato ma non mi ha nemmeno annoiato ma immagino che se avessi quattordici anni lo considererei probabilmente un capolavoro. Il sequel è più incentrato sulle MMA in quanto tali ma l’originale è cinematograficamente più riuscito. Anche in questo caso il film è disponibile su Youtube anche in italiano.

REDBELT (2008)
di David Mamet

E se Never Back Down è il film sulle MMA perfetto per un pubblico di adolescenti allora Redbelt è il perfetto film sul jiu jitsu per un pubblico maturo. Si tratta di fatto di un film d’autore scritto e diretto dal famoso commediografo americano David Mamet (anche cintura viola di BJJ). Secondo le intenzioni dello stesso autore questa opera rispetta il codice dei samurai dei film del maestro Akira Kurosawa: infatti si tratta di un film dove dialoghi e spessore psicologico dei personaggi hanno un certo peso. L’onore e gli ideali della filosofia marziale si scontrano violentemente con la contemporaneità in un noir che riesce a sorprendere e a far riflettere. Le scene di azione sono piuttosto limitate ma il realismo è molto alto e rende giustizia al BJJ. Nel film appaiono anche Randy Couture, Enson Inoue e Danny Inosanto.

THE WRESTLER (2008)
di Darren Aronofsky

Un film sul pro wrestling in questa lista? Per molti suonerà come un sacrilegio. Ed invece The Wrestler è un capolavoro che ogni praticante di mixed martial arts dovrebbe vedere. Le relazioni tra pro wrestling e mixed martial arts sono più strette di quanto non sembri ma i tempi non sono ancora maturi per sviscerarle fino in fondo, perlomeno in Italia. Per il momento limitiamoci a dire che entrambi richiedono sacrificio e passione ed una notevole sopportazione del dolore fisico. Non è un caso che molti pro wrestler del passato abbiano dichiarato che sarebbero diventati mixed martial artist se lo sport fosse esistito negli anni ’70 ed ’80. Ma non dimentichiamo altresì che molte star del pro wrestling anni ’80 sono morte giovani per abuso di steroidi e antidolorifici. Le mixed martial arts sono uno sport giovane e chi è stato parte della old school ha già iniziato ad avere problemi più o meno per gli stessi motivi: speriamo quindi che la storia non si ripeta. Tornando al film: la vicenda umana del personaggio interpretato da Mickey Rourke, per quanto possa sembrare assurdo, è una delle più comuni nelle star del pro wrestling del passato. Emozionante, illuminante ed istruttivo.

THE FIGHTER (2010)
di David O. Russell

The Fighter è la storia biografica del pugile americano Mickey Ward e del fratellastro Dicky Eklund e della loro disastrata famiglia. Mickey è stato un peso welter di poco successo che è arrivato alla fama per la memorabile trilogia di match con il più famoso Arturo Gatti tra il 2002 e il 2003 che hanno concluso la sua carriera. Dicky invece ha avuto una carriera ancor più mediocre che ha avuto come picco il suo primo incontro da professionista perso contro un imbattuto Sugar Ray Leonard. Il film narra le vicissitudini dei due tormentati fratelli e della colorita comunità di persone che gli gira intorno: dal basso con furore. Dopo aver visto questo film vi verrà voglia di mettervi un paio di guantoni e prendere a cazzotti la vita. Garantito.

WARRIOR (2011)
di Gavin O’Connor
http://youtu.be/aK_zGgcUknA
E per finire il più bel film di mixed martial arts realizzato fino ad oggi. Regia con taglio indipendente, attori in stato di grazia ed una trama strappalacrime lo rendono adatto anche ad un pubblico non avvezzo allo sport. Se a questo aggiungiamo una massiccia dose di azione dentro e fuori la gabbia ed un finale epico ed emozionante allora abbiamo raggiunto quanto di meglio si potesse sperare per un lungometraggio dedicato ad uno sport ancora molto giovane. Sicuramente non è un film perfetto ma, sbavature di sceneggiatura a parte, ci va molto vicino. Giudicate voi stessi siccome il film è momentaneamente disponibile su Youtube in italiano. E se per caso non vi fosse piaciuto Warrior date un occhio alla lista dei 10 film di mixed martial arts che non avremmo mai voluto vedere e cambierete velocemente idea…Buona visione!

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Alex Dandi

Alex Dandi

Tramutare le proprie passioni in professioni: questo è sempre stato il mio credo. Creare e comunicare sono i miei verbi preferiti. Mi appassiono ai progetti e sono per mia fortuna o mio malgrado quello che si dice un “workaholic”

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