Storia di un dj pigro ed un mashup involontario: Manu Chao vs The Prodigy

VOODOO

Fine Estate del 2000. Una sera suonavo alla tenda Estragon della Festa de L’Unità di Bologna, un must del trito e ritrito intrattenimento bolognese. Variegato pubblico di diverse migliaia di persone suddivisi tra punkabbestia, indie kids, umarells, scapoli e ammogliati, post comunisti, radical chic e residuati giovanili vari ed eventuali. Insomma, come si dice a Bologna: un gran buridone. Non erano mica lì per me, erano lì perché era gratis e per prolungare la voglia di Estate in una sorta di ipnosi collettiva post boom e pre crisi che potremmo sintetizzare con il motto “non si esce vivi dagli anni ’80 nemmeno 20 anni dopo”.

Stavo facendo uno di quei dj set pigri ma di successo che tanto piacciono ai dj mediocri. Giocavo facile. Tanto facile che tra un pezzo e l’altro ero più intento a bermi delle birre e far delle chiacchiere piuttosto che a selezionare i dischi. La pista quasi si riempiva da sola per inerzia. Molti dj si credevano bravi in tali situazioni ma in realtà erano solo dei vanesi senza arte né parte. Io sfortunatamente sono sempre stato troppo cinico per goderne anche per un solo istante. In tali circostanze è solo una questione di percentuali: se hai diverse decine di migliaia di persone presenti qualche migliaio ballerà anche se se tu sei un cane come dj. Fattene una ragione e passa oltre.

Comunque, mentre la pista si riempiva da sola e tutti erano felici, brilli e danzanti io svolgevo il mio dovere di operaio della console chiacchierando amabilmente con il amico Franz di qualcosa di sicuramente più rilevante di quanto succedesse in pista. Ad un tratto sto per cambiare brano ma mi accorgo di non trovare sotto mano il previsto brano successivo e che l’hit radical chic di quell’estate – Bongo Bong di Manu Chao – sta per finire…panico! Va bene fare un dj set da cani ma il buco no…quello non lo posso accettare. Smanazzo a caso tra le borse di Cd e pesco al buio “Music For A Jilted Generation” de Prodigy. Mi accorgo della scelta fuori luogo ma non c’è tempo per porvi rimedio: cercare un altro equivarrebbe a fare un vuoto, il famigerato “buco” temuto da tutti i Dj Patatina della storia del non Djing. Meglio quindi un pezzo sbagliato che il silenzio. Vada come vada, per la legge dei grandi numeri qualcuno ballerà comunque. Skippo tra gli incipit delle tracce facendo il preascolto in cuffia e sento partire il riff di “Voodoo People”, hit alternativa nei club inglesi di qualche anno prima. Mi pare ci stia con il pezzo di Manu Chao e decido l’ardito mix suicida. La chitarra sull’organetto sembra starci. Il bpm è quello o poco ci manca. Con mia immensa sorpresa il pezzo di Manu Chao non finisce alla scadere del countdown sul timer del CDJ ma confluisce del medley di “Je Ne T’Aime Plus” con la stessa melodia e la stessa base. Eureka! I due pezzi si sposano perfettamente a livello ritmico e melodico. Metto in loop i Prodigy e riavvolgo Manu Chao dall’inizio e ne metto in loop l’intro: la pigra pista piena per inerzia esplode! Si riempe a dismisura e l’adrenalina scorre a fiumi. Mi accorgo che sto suonando qualcosa di speciale, uno di quei mix che ti succedono una volta ogni morte di Rockstar. Poco dopo è una lunga fila di persone in processione alla console che viene a chiedermi quale versione sia quella che sto suonando.

Torno a suonare lo stesso mix anche nelle sere successive con un successo ancora superiore. Qualche giorno dopo mi faccio aiutare dall’amico Franz, quello con cui stavo parlando quella sera, a costruire il bootleg già mixato con i due pezzi. Solo qualche anno dopo si iniziò a parlare di mash up, per noi quello era un bootleg. Ed ai tempi le case discografiche non erano nemmeno tanto felici di tali trovate. Il suddetto bootleg lo spedisco su cd masterizzato a qualche radio e qualche dj ed in poco tempo in tanti iniziano a suonarlo. Fabio De Luca e Luca De Gennaro che ai tempi conducevano Weekendance su Rai Radio Due se ne innamorano e lo trasmettono diverse volte invitandomi anche in trasmissione. Fine dell’aneddoto.

Quel bootleg mi ha tormentato per anni, mi ha bollato: mi ha procurato qualche serata in giro per l’Italia e l’Europa ma mi è poi sfuggito di mano, al punto che l’ho volutamente abbandonato al suo destino. L’ho ritrovato in mano a dj anche famosi che non mi sarei mai aspettato ed una notte ho finto persino di non conoscerlo. Oggi vi ho fatto pace. Leggenda narra che ne siano state stampate illegalmente diverse copie su white label in vinile e che anche Manu Chao in persona lo abbia apprezzato. Mai pervenuto invece un giudizio da parte dei Prodigy…VOODOO

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Alex Dandi

Alex Dandi

Tramutare le proprie passioni in professioni: questo è sempre stato il mio credo. Creare e comunicare sono i miei verbi preferiti. Mi appassiono ai progetti e sono per mia fortuna o mio malgrado quello che si dice un “workaholic”

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